La chiamata. Storia di una donna argentina - Leila Guerriero - copertina
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Letteratura: Argentina
La chiamata. Storia di una donna argentina
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Descrizione

Libro vincitore del Premio Strega Europeo 2026

Vincitore del Premio Zenda 2023-2024

Questo libro è il vivido ritratto di una donna dalla storia complessa, in cui si mescolano l’amore, il sesso, la violenza, la bellezza, l’ironia, i figli, i genitori, l’infedeltà, la politica, gli amici, e tutto ciò che – nel bene e nel male – ci rende umani.

«Ogni divagazione trascina nuovi particolari. In certi punti i discorsi escono dal flusso, si interrompono. La penna di Guerriero è perfetta.» - Virginia Nesi, La Lettura

«Nel mondo radicalizzato di oggi, in pochi hanno il coraggio di esplorare con tanta tenacia le zone grigie e le contraddizioni che ci rendono quelli che siamo. Fra cento anni, ancora parleremo di questo tour de force di Leila Guerriero, per me il libro dell’anno». - Samanta Schweblin

«"La chiamata" è un libro che dà dipendenza». - El País

«Leila Guerriero ha scritto il suo "A sangue freddo", o piuttosto, "A sangue caldo"». - Rodrigo Fresán

«La chiamata è un capolavoro di questo millennio, in grado di rinegoziare i termini di cos'è oggi la letteratura.» - Veronica Raimo

«La voce di Leila Guerriero è limpida, implacabile ed empatica insieme. È una voce che mentre dice sa anche ascoltare. È letteratura della specie più rara.» - Andrea Bajani


Nel 1976, durante la dittatura di Videla in Argentina, Silvia Labayru fu rapita, torturata, ridotta in schiavitù e costretta a dare alla luce la sua prima figlia in una stanza del centro di detenzione clandestino in cui era rinchiusa. All’epoca Labayru aveva vent’anni ed era una militante di Montoneros, un gruppo armato di matrice peronista. Fu rimessa in libertà nel giugno del ’78 e, sull’aereo diretto a Madrid, pensò che l’inferno fosse finito. Ma così non era. Ad aspettarla c’era il sospetto dei compatrioti in esilio: com’era possibile che fosse sopravvissuta e che avesse ancora con sé la bambina? Su di lei giravano voci di ogni genere: giovane, bella, bionda, viva – fra migliaia di desaparecidos –, fu accusata di aver tradito e di aver collaborato con i suoi aguzzini. Nel ripudio generale, riuscì a poco a poco a rifarsi una vita accanto agli amici rimasti. Nel 2018, complice un messaggio ricevuto da un uomo del passato, Labayru è tornata in Argentina, dove ha poi denunciato gli abusi sessuali subiti in cattività. Così la giornalista Leila Guerriero ha scoperto il suo caso e ha trascorso oltre due anni a intervistare Silvia e tutte le persone coinvolte per raccontare la storia del suo rapimento e della chiamata al padre che, per caso, un giorno di marzo del 1977, le ha salvato la vita.

Dettagli

9 aprile 2025
456 p., Brossura
La llamada: Un retrato
9788869984440

Valutazioni e recensioni

  • Martina Gallo

    Vincitore del Premio Strega Europeo 2026, La chiamata è il romanzo - reportage dell’atroce storia di Silvia Labayru, attivista argentina contro il regime di Videla. La giornalista Leila Guerriero, dopo una lunga e accurata raccolta di informazioni, frutto di anni di ricerche, viaggi e interviste, si appassiona al personaggio di Silvia e decide di farne un libro. Quella di Silvia non è che una delle numerose storie di dissidenti argentini che a partire dagli anni ‘70 si schierano tra le file dei Montoneros. Tanti, troppi non hanno purtroppo potuto raccontare la propria esperienza: i cosiddetti “desaparecidos”. Silvia, bellissima ragazza di buona famiglia, viene rapita mentre era incinta a Buenos Aires e rinchiusa nella ESMA, dove rimane per mesi, subendo ogni sorta di tortura fisica, psicologica e violenza sessuale ed è costretta addirittura a partorire sopra ad un tavolo. A differenza di altri detenuti, a Silvia viene concesso di uscire periodicamente dalla ESMA per recarsi dalla figlia, strappatale subito dopo la nascita e portata ai nonni. Questo “privilegio”, insieme al fatto stesso di essere sopravvissuta (grazie ad una inaspettata telefonata di suo padre) e liberata, alimenta nei suoi compagni di lotta il sospetto che sia stata una traditrice. Dopo la prigionia Silvia abbandona l’Argentina per andare a vivere in Spagna. Al dolore per il fortissimo trauma subito si aggiunge il dispiacere di sentirsi isolata e inizialmente abbandonata dagli altri sopravvissuti. Leila Guerriero si fa carico di storia non facile da raccontare, e come i veri grandi giornalisti, riesce a mantenersi assolutamente imparziale, non condanna nè assolve. Tuttavia non si limita ad una mera narrazione dei fatti, e il risultato è un libro avvincente nonostante affronti un argomento decisamente impegnativo e spietato.

  • Enrico

    Un fiume in piena questo libro dal ritmo altissimo. Silvia Labayru dipinta in modo sontuoso: un po' Teresa Batista, un po' signora borghese. Una storia appassionante che attraversa la storia dell'Argentina recente e di una grande e complessa famiglia.

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Foto di Leila Guerriero

Leila Guerriero

1967, Junín

Leila Guerriero nasce a Junín, in provincia di Buenos Aires, nel febbraio 1967. Ha iniziato la sua carriera giornalistica nel 1991, per il quotidiano argentino Página/12. Da allora i suoi testi sono apparsi su “La Nación” e “Rolling Stone” in Argentina; “El País” e “Vanity Fair” in Spagna; “El Malpensante” e “SoHo” in Colombia; “Gatopardo” e “El Universal” in Messico; “Etiqueta Negra” in Perù; “Paula” e “El Mercurio” in Cile; “Granta” in Gran Bretagna; “Lettre Internationale” in Germania e Romania; “Internazionale” in Italia, e su molte altre testate. Nel 2010 il suo testo El Rastro en los...

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