Capolavoro che ho letto solo ora dopo aver aspettato molti anni. Bello, scritto magnificamente, storia che lascia il segno, umanità con tutte le sue sfaccettature. Lo consiglio assolutamente.
Canne al vento
“Un dolore cocente lo punse, ma col dolore un intenso desiderio di fare qualche cosa contro il destino.” Intorno a Canne al vento sopravvive un equivoco che è tempo di sciogliere. In genere, infatti, il titolo porta a insistere sul fatalismo che sarebbe proprio dell’arcaico universo sardo dipinto nel romanzo, umilmente rassegnato ad accettare ciò che riserva la sorte. Ma nella storia delle tre nobili sorelle Pintor, portate sull’orlo della rovina dal ritorno del debole e dissoluto nipote Giacinto, c’è ben di più e ben altro. C’è lo spettro di Lia, la quarta sorella fuggita in continente, che incombe sulla vicenda insieme a quello di don Zame, il patriarca morto in circostanze oscure. Ci sono le sinistre leggende di folletti e fate crudeli che animano gli sfondi selvaggi della Barbagia. C’è l’eterno conflitto fra istinti e convenzioni sociali, che esplode in passioni represse, al limite dell’incesto. Ci sono i sensi di colpa e il desiderio di espiazione, che conducono ai sacrifici più dolorosi. E poi c’è Efix, il servo di casa Pintor, che l’autrice con coraggio innalza a protagonista e motore della vicenda. Vecchio e malato, preda di visioni scatenate dalla malaria e rimorsi insostenibili, Efix non subisce passivamente i colpi del destino; anzi, si spende sino allo sfinimento per raddrizzare le sorti della famiglia Pintor, dimostrando una volontà indomabile che ha poco da invidiare a quella dei coevi superuomini dannunziani. Minuto eppure solenne, enigmatico e trasparente, il “viso olivastro duro come una maschera di bronzo”, Efix rimane uno dei più intensi e indimenticabili personaggi della narrativa italiana del Novecento.
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Lingua:Italiano
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Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Sfigatta24 28 aprile 2026Bellissimo
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Renzo 13 aprile 2026Il dolore esistenziale
Canne al vento uscì a puntate dal 12 gennaio al 27 aprile 1913 su L’illustrazione italiana ed è il romanzo che completa stilisticamente il percorso iniziato dieci anni prima con Elias Portolu. Anche in questo caso l’aspetto drammatico è evidente, con la vicenda del servo Efix, che lavora alle dipendenze della famiglia Pintor, e che anni prima, per difendere Lia che fuggiva dal padre-padrone Don Zame, lo uccise durante una lite, per quanto involontariamente. Da allora vive immerso nel rimorso e praticamente dedicando la sua vita a quella famiglia Pintor la cui decadenza inarrestabile viene accelerata dall’arrivo del figlio di Lia che la riduce in miseria prendendo denaro a prestito a strozzo. Efix pensa di riscattarsi e di riscattare i Pintor andando a cercare l’elemosina durante le feste religiose sarde, ma la tragica situazione finanziaria verrà sanata solo grazie al matrimonio di Noemi, una delle sorelle di Lia, con il ricco cugino Don Predu. Si esaurisce così la missione di Efix che, ritornato al paese per le nozze di Noemi, muore proprio il giorno in cui vengono celebrate. Le caratteristiche di Elias Portolus vengono qui riprese e perfezionate, quali la colpa, che presuppone l’espiazione, il destino, a cui è impossibile opporsi, una Sardegna arcaica, con le sue tradizioni e la sua povera gente, un palcoscenico su cui si muovono i protagonisti. Soprattutto, però, c’è da rilevare la capacità di Grazia Deledda di utilizzare vicende locali per arrivare a una riflessione universale di grande pathos sul dolore di vivere, sull’angoscia esistenziale derivante da un destino a cui non ci si può opporre. Ancor più pregevole è poi l’ambientazione, in linea con le vicende narrate come se la tragedia potesse avere un riflesso sulla natura, oppure considerando che i paesaggi cupi e i cieli d‘acciaio hanno il loro peso nelle vite delle persone che lì abitano. Semplicemente imperdibile.
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Ari 03 aprile 2026Bello, ma mi aspettavo di più
Piacevole da leggere, ma mi aspettavo qualcosa di più. Per il momento sospendo il giudizio su Grazia Deledda.
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